Sabbiatura criogenica · Pressofusione

Sabbiatura criogenica nella pressofusione: pulire gli stampi a temperatura di esercizio

Pulizia delicata degli stampi per pressofusione con sabbiatura criogenica: senza raffreddamento, senza usura dello stampo. Durata degli stampi da 2 a 3 volte superiore grazie alla pulizia regolare con ghiaccio secco.

Nel dettaglio

Sabbiatura criogenica: Pressofusione

Nella pressofusione la durata degli stampi è il fattore di costo decisivo. Residui di distaccante, prodotti di degasaggio e depositi metallici si accumulano sulle superfici dello stampo nell’arco di migliaia di cicli: causano problemi di qualità (risucchi, porosità, difetti superficiali) e riducono la vita utile di stampi costosi.

La sabbiatura criogenica risolve questo problema in un modo che nessun altro procedimento consente: la pulizia avviene a temperatura di esercizio. Gli stampi per pressofusione raggiungono temperature superficiali da 200 a 500 °C. La pulizia convenzionale richiede ore di raffreddamento, poi la pulizia, poi altre ore di riscaldamento. Il ghiaccio secco pulisce lo stampo caldo direttamente in macchina: sulle superfici calde l’effetto di shock termico è anzi particolarmente efficace.

Tre meccanismi di pulizia agiscono contemporaneamente: l’impatto cinetico dei pellet fino a 300 m/s, lo shock termico dovuto alla differenza di temperatura (pellet a −78,5 °C contro una superficie dello stampo da 200 a 500 °C) e la sublimazione con un’espansione volumetrica di 700 volte, che spinge i residui staccati fuori dalle cavità e dai canali di sfiato.

Norme di riferimento
VDA 19.1

Controllo della pulizia tecnica: obbligatorio nella catena di fornitura automobilistica. Definisce i valori limite per la contaminazione particellare sui getti dopo la pulizia.

DIN EN 1706

Leghe di alluminio da fonderia: definisce i requisiti per i prodotti pressofusi in alluminio, compresa la qualità superficiale.

DIN 8592

Procedimenti di fabbricazione, pulizia: classifica i procedimenti di pulizia e ne definisce i principi di funzionamento. La sabbiatura criogenica rientra tra i procedimenti termomeccanici.

Applicazioni

Applicazioni tipiche:
Pressofusione

La sabbiatura criogenica risolve problemi di pulizia specifici del settore là dove i metodi convenzionali mostrano i loro limiti.

Stampi per pressofusione (camera calda e camera fredda)

Accumuli di distaccante, residui di degasaggio e metallizzazione vengono rimossi direttamente a temperatura di esercizio. Nessun raffreddamento, nessun riscaldamento: lo stampo riprende subito a produrre.

Canali di sfiato e canali del vuoto

Canali di sfiato e fori del vuoto intasati sono la causa più frequente dei difetti di porosità. Il ghiaccio secco pulisce questi canali sottili grazie all’effetto di sublimazione, dall’interno.

Estrattori e carrelli

I residui di distaccante e i depositi metallici su estrattori e carrelli vengono rimossi prima che causino scorrimento difficoltoso, bave o danni allo stampo.

Canali di termoregolazione e fori di raffreddamento

Le incrostazioni di calcare e la corrosione nei canali di termoregolazione vengono allentate e rimosse: la dissipazione del calore migliora, il tempo ciclo si riduce.

Getti grezzi (sbavatura)

Bave e sporgenze sui getti grezzi pressofusi vengono rimosse con la sabbiatura criogenica: soprattutto nella pressofusione di alluminio e zinco, in modo più delicato rispetto alla sbavatura meccanica.

I vostri vantaggi

Pressofusione: perché il ghiaccio secco?

Grazie a questi vantaggi specifici del settore, la sabbiatura criogenica è la soluzione di pulizia più efficiente nel settore Pressofusione.

01

Pulizia a temperatura di esercizio

Nessun raffreddamento, nessun nuovo riscaldamento. Con stampi a una temperatura di esercizio da 200 a 500 °C si risparmiano da 4 a 8 ore di termoregolazione per ciclo di pulizia. Sulle superfici calde l’effetto di shock termico è persino amplificato.

02

Durata degli stampi da 2 a 3 volte superiore

La pulizia regolare con ghiaccio secco rimuove gli accumuli di distaccante e i prodotti di degasaggio prima che aggrediscano la superficie dello stampo. Valori documentati nella pratica: gli stampi per pressofusione di alluminio raggiungono da 150.000 a 200.000 stampate, invece di 80.000 senza pulizie intermedie.

03

Tasso di scarto ridotto dal 50 al 70%

Canali di sfiato puliti e una distribuzione uniforme del distaccante riducono in modo misurabile difetti di porosità, risucchi e difetti superficiali. Nella fornitura automobilistica i requisiti di qualità sono particolarmente elevati.

04

Nessuna usura dello stampo

Il ghiaccio secco non è abrasivo (durezza Mohs 2). Superfici lucidate dello stampo, piani di chiusura e geometrie di colata restano integri: nessuna asportazione di materiale, nessuna microrigatura, nessuna variazione dimensionale.

05

ROI tra 3 e 12 mesi

Grazie ai minori tempi di fermo, alla maggiore durata degli stampi e ai tassi di scarto più bassi, nella pressofusione la pulizia con ghiaccio secco si ammortizza di norma tra 3 e 12 mesi. Sono documentati risparmi annui superiori a 50.000 €.

I nostri lavori

Prima e dopo: interventi reali

Ecco come si presentano impianti e componenti prima e dopo la pulizia con ghiaccio secco. Un clic su una coppia di immagini apre la vista ingrandita.

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Confronto tra procedimenti

Ghiaccio secco vs. alternative

Un confronto diretto mostra perché le aziende del settore Pressofusione passano alla sabbiatura criogenica.

CriterioGhiaccio seccoPulizia a ultrasuoniSabbiatura tradizionale
Requisito di temperaturaPulizia a temperature da 200 a 500 °CLo stampo deve raffreddarsiLo stampo deve raffreddarsi
Tempo richiestoDa 15 a 30 minuti in macchinaOre (compresi raffreddamento e riscaldamento)Ore + smontaggio
Usura dello stampoNessuna (Mohs 2)BassaElevata: asportazione di materiale
Canali di sfiatoL’effetto di sublimazione pulisce dall’internoLimitataRischio di intasamento
SmontaggioNon necessarioNecessarioNecessario
Domande frequenti

FAQ sulla pulizia criogenica: Pressofusione

Risposte alle domande più frequenti sulla pulizia con ghiaccio secco nel settore Pressofusione.

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